Chi sono

Piacere di conoscerti, mi chiamo Elisabetta Satta. Sono nata a Cagliari nel 1973.

Ho frequentato il liceo Classico e poi mi sono laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università di Roma “La Sapienza”. Poi, un po’ per amore un po’ per lavoro, mi sono trasferita a Bologna e specializzata in Psicoterapia Integrata a Venezia.

Durante l’università ho sempre studiato e lavorato, coltivando una forte passione per la psicologia e per gli animali, che ha trovato massima espressione in un connubio esaltante la Pet Therapy. Ho raggiunto l’apoteosi facendomi un grande regalo: la specializzazione in Pet Therapy presso la “Delta Society” (USA). Così ho appreso teorie e tecniche sul come aiutare le persone a ritrovare l’equilibrio e la funzionalità desiderata attraverso l’aiuto degli animali.

Da quel momento ho istituito, con alcuni colleghi, un equipe e un associazione AIPet (associazione italiana di Pet Therapy) che si occupa di Attività e Terapie Assistite dagli Animali. Operiamo in vari contesti e con persone con diverse problematiche, nelle scuole con bimbi iperattivi o “difficili”, in ospedale con le ragazze con disturbi alimentari, in case di riposo con anziani con demenza, depressione, e ovviamente anche con privati che credono in quest’approccio. Personalmente mi occupo anche di ricerca e formazione in quest’area, sono membro del gruppo PAC (psicologia animale comparata) e collaboro con l’università di Bologna, Forlì e Cesena.

La Pet Therapy mi ha anche aperto le porte del Carcere. Infatti studiare gli effetti benefici del contatto con animali delle persone detenute è stato oggetto della mia tesi di laurea. Frequentare il carcere mi ha aiutata a analizzare “nel campo” varie sfaccettature della comunicazione non verbale, modo elettivo che il detenuto e in generale la persona istituzionalizzata utilizza per parlare di sè. Osservare ogni minimo dettaglio emergente dalla conversazione e decodificare il linguaggio non verbale, come tono della voce, sguardo, movimenti, abbigliamento, accessori, tatuaggi, mimica, continua ad essermi estremamente utile e rivelatore durante i colloqui coi miei clienti.

Altra grande palestra di vita è stata l’esperienza presso “La Comunità Psichiatrica Azzurro Sole”. Sono stata il coordinatore della struttura per 10 anni. Qui, più che mai, ho imparato a convivere con problemi di ogni tipo, dallo sdoppiamento di personalità, alle crisi di rabbia distruttive, violenze, crisi di isolamento, allucinazioni, deliri e ancora tutti i fantasmi di chi ha alle spalle 20, 30 anni di manicomio. Ma nel mio cuore porto soprattutto i grandi momenti di apertura, di tenerezza, di risate e di felicità. In particolare i visi di quegli ospiti segnati dal dolore e così bisognosi di affetto. Questa è stata la mia missione con loro: aiutarli a sorridere.

Ritengo di essere un entusiasta, un innamorata della vita. Mi piacciono tantissime cose, in primis l’arte nelle sue più varie forme: le persone, gli animali, la natura, in modo particolare il mare, il mio mare; e non ultimo le moto. Ma la mia grande passione resta una sola: i problemi.

Ho sempre avuto l’attitudine ad ascoltare gli altri in particolare se in crisi. Mi immedesimo, mi emoziono, sento la confusione, la tristezza, a volte il dolore, la rabbia, la paura di chi ho di fronte e solo attraverso questo “ascolto attivo” riesco a riscoprire le risorse di chi ho davanti e pensare a come e con quali strategie il problema può essere alleviato o risolto. E’ come una missione, non posso non andare, mi da energia, sto in pena per chi soffre e mi fa star bene fare qualcosa per lui. Son convinta di avere la grande fortuna di poter fare il lavoro più bello del mondo, aiutare a vivere meglio.

Ho due grossi difetti: sono testarda ed esigente. Ciò mi porta ad essere molto selettiva con le persone con cui lavoro. Accolgo tutti ma non prendo tutti. Fare terapia è come un fidanzamento: bisogna scegliersi, piacersi, solo così ci si può affidare e fidare. Vedo la psicoterapia come un lavoro di squadra dove ognuno deve mettere il suo 50% per ottenere il 100%. Ed è qui che sono esigente, mi piace lavorare con chi vuole veramente cambiare e vuole impegnarsi per perseguire il suo obiettivo. Anche se si è tanto confusi e senza meta, ciò che conta è il desiderio di voler un cambiamento. Solo grazie a questo si può focalizzare un punto d’arrivo e dei piccoli e grandi passi per giungervi. La terapia finisce quando si è raggiunto quell’obiettivo.

E’ un momento sempre emozionante e gratificante per entrambi, in cui la mia gioia e gratitudine son equiparate a quelle del mio cliente. Ed è proprio da questi piccoli o grandi successi che rinasce in me la voglia per un’altra missione.

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